10/04/2009

Consigli per mangiare sano,

 

  • colazione
  • grassi
  • metodi di cottura
  • fame nervosa
  • sport
  • ricompensa
  • partner goloso
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COLAZIONE
Cercare di iniziare la giornata con una buona colazione anche abbondante che, ci consentirà di arrivare fino a pranzo senza troppa fatica e soprattutto la si brucerà molto in fretta con tutti gli impegni della giornata. Quindi a colazione non limitatevi al solito caffè, ma aggiungiamo pure latticini, pane, fette biscottate e soprattutto inseriamo alcuni cosiddetti “peccati di gola” quali fettine di torta o biscotti golosi, tanto le calorie ingerite verrano bruciate. Quando avete voglia di “peccare” fatelo a colazione così spederete le calorie accumulate!!

GRASSI
i grassi cioe’ olio di oliva o di semi, lardo, burro ecc come sapete non devono essere consumati in eccesso. Consiglio di non usare i grassi insaturi come il lardo o il burro ma di preferire SEMPRE l’olio di oliva senza esagerare. Inoltre stiamo molto attenti alle quantità di olio d’oliva che utilizziamo, infatti fa molto bene ma contiene molte calorie. Limitiamoci perciò a 1 o al massimo 2 cucchiai al giorno. Per cercare di dare alle pietanze più gusto senza utilizzare i grassi possiamo aggiungere spezie ed aromi come pepe, peperoncino, prezzemolo, salvia, rosmarino, origano, limone, erba cipollina, aglio ecc, basta solo avere un pò di fantasia!

METODI DI COTTURA
I metodi di cottura degli alimenti sono importantissimi per una vita sana. Le cotture migliori sono al vapore, alla griglia ed al forno ( con queste oltre a non utilizzare troppi grassi il cibo non viene cotto troppo e mantiene le proprietà nutritive). Vietate le fritture ed anche i soffritti che possono essere benissimo sostituiti con l’uso dell’acqua o del brodo vegetale. In questo modo risparmieremo davvero molte calorie!!

FAME NERVOSA
Se soffrite di fame nervosa, quando vi viene voglia di mangiare fate qualcosa che attiri la vostra attenzione da un’altra parte come ad esempio leggere un libro, guardare un bel film, ascoltare della buona musica ecc. Quindi parola d’ordine e’ DISTRAETEVI DAL CIBO!

SPORT
Fare sport fa benissimo lo sappiamo. Ma far sport non significa per forza andare in palestra o in piscina, basta fare una camminata abbastanza lunga ogni giorno, fermarvi alla fermata dell’autobus più lontana dal vostro ufficio (così camminerete e scaricherete anche l’ansia dopo il lavoro) usare le scale al posto dell’ascensore ecc.. Ricordate che si spendono sempre calorie facendo qualsiasi lavoro e movimento, anche stirando, passando l’aspirapolvere o pulendo casa. Se siete tipi timidi e non vi va l’idea della palestra potete se ci riuscite acquistare una cyclette o qualche altro attrezzo ginnico che potete fare per non annoiarvi davanti la tv o ascoltando musica!!

RICOMPENSA
Se durante la settimana vi siete tenuti nel mangiare cibi troppo golosi e grassi, consiglio nel fine settimana di mangiare ciò che avete voglia NATURALMENTE SENZA ESAGERARE. Per esempio se avete voglia di pizza, gelato torta o qualsiasi cosa stuzzichi il vostro appetito mangiatela.
Se non ci concediamo una pausa dalla nostra dieta la voglia di “peccare” e mangiare ciò che non ci è concesso rischierà di far crollare tutto il lavoro fatto. Concedendosi invece 1 o 2 giorni di “tregua” le vostre voglie saranno soddisfatte e voi dal lunedì saprete di avere 5 giorni di dieta da seguire senza sgarrare tanto nel fine settimana potrete mangiare. Per evitare che i grassi si accumulino durante il fine settimana, cercate visto che avete tempo libero di muovervi sempre più per esempio andate a fare una passeggiate se è bel tempo e se è brutto potete andare a far shopping nei centri commerciali così vi sembrerà di non far fatica ed intanto brucerete molte calorie!

CONSIGLI PER CHI HA UN COMPAGNO/ MARITO CHE MANGIA TANTO
Molte donne tendono ad ingrassare quando hanno al loro fianco mariti o compagni che amano mangiare.
Per far sì che questo non succeda bisogna armarsi di molta forza di volontà, ma oltre al sacrificio ci sono anche alcune astuzie per non lasciar vincere la voglia di mangiare ciò che mangia il vostro lui.
Se ci vivete insieme cercate di cucinare in 2 modi diversi, per esempio a lui piace la pasta ben condita? Farete un sugo per lui e un altro con meno “schifezze” per voi.
Se fate la spesa anche per lui quindi comprate dolci, patatine ecc appena arrivate a casa lasciate mettere i prodotti per voi dannosi lontani e nascosti dalla vostra vista così non avrete la tentazione di mangiarvi tutto!
Quando uscite con gli amici e lui puntualmente mangia di tutto cercate di farvi forza e non assaggiare ciò che mangia lui. Iniziando a mangiare anche solo una patatina ci verrà voglia di mangiarci tutta la ciotola. Il trucco sta nel non assaggiare!
Se proprio fate fatica a resistere mentre lui mangia di tutto cercate di chiedere il suo aiuto. Potrà evitare di mangiare alimenti altamente calorici in vostra presenza o volendo potrà iniziare anche lui un modi di alimentarsi sano così i vostri problemi e sacrifici saranno finiti!

Fonte:www.mangiarsano.it

La panzanella

In questo fine settimana proponiamo una ricetta veramente semplice ma gustosa, che molto spesso imbandiva le tavole dei nostri nonni e che abbiamo perso l'abitutine di cucinare. Da molti, anzi, è considerato un cibo troppo povero perché preparato con gli "avanzi" in realtà è buonissimo e ci permette di recuperare il pane secco, che si accumula nelle nostre dispense tutte le settimane.

 

panzanella380m.jpgPanzanella è il nome toscano di una pietanza estiva rustica, un piatto povero di derivazione contadina, molto semplice, che non necessita di cottura e che veniva consumato nei campi da chi, per lavoro, restava fuori casa tutto il giorno.
Gli ingredienti principali della panzanella, che si può definire piatto unico, sono il pane raffermo, (per rimanere fedeli alla ricetta originale sarebbe meglio usare la pagnotta toscana), i pomodori, i cetrioli, la cipolla rossa , il basilico , sale, pepe, aceto e olio.

 

Preparazione

Tagliate la cipolla a fettine e mettetela in ammollo in una ciotolina ricoprendola con acqua e un cucchiaio di aceto per almeno due ore.

Tagliate 4 fette di pane abbastanza grosse, togliete loro la crosta e bagnatele (senza infradiciarle) con una soluzione di acqua fredda e aceto (1 cucchiaio), fino a farle divenire soffici  e ammorbidirle ma non spappolarle.

Strizzate quindi delicatamente le fette di pane senza  però romperle, e spezzettatele grossolanamente in una zuppiera o insalatiera capiente, dove  aggiungerete i pomodori senza semi e tagliati a dadini, la cipolla di Tropea (scolata della sua acqua di ammollo), il cetriolo sbucciato e affettato sottilmente, e le foglie di basilico spezzettate a mano.

Condite il tutto con del sale, pepe e un po' d'olio extravergine d’oliva, e amalgamate delicatamente.
Mettete poi la panzanella in frigorifero per almeno un’ora in modo che i sapori si diffondano e si mischino per bene, e al momento di servire, se necessario e a seconda dei gusti, condite con altro aceto e olio.

Consiglio

La panzanella ha subito col tempo numerose rivisitazioni e arricchimenti, quali l’aggiunta di vari ingredienti come lattuga, uova sode, acciughe, tonno, sedano e quant’altro la fantasia abbia suggerito... provare non costa nulla!!!
Se volete, potete bagnare e sbriciolare il pane tenendolo già pronto in frigorifero per alcuni giorni, per utilizzarlo più volte, ma vi suggeriamo di non conservare a lungo la panzanella già condita poichè i pomodori, tendono a diventare acidi.

21:37 Scritto da: fragiu1 in Primi piatti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: la panzanella | OKNOtizie |  Facebook

08/04/2009

Risotto seppioline zafferano e broccoli

Una risotto al pesce dall'incredibile sapore, provare per credere...mi raccomando, usate pesce fresco!

Frittata Mediterranea

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Ingredienti
6 uova

mezza cipolla

1 zucchinetta

1 patata

mezzo peperone

mezza melanzana

mezzo pomodoro

50 gr olive nere

80 gr pecorino grattugiato

pizzico di sale

olio extra v. di oliva

Preparazione

Il procedimento è quello di una normale frittata.
Scaldare dell’olio in una padella dai bordi alti e dopo aver lavato e tagliato a striscioline e fettine gli ortaggi, farli cuocere circa 12-15 minuti nell’olio, cominciando prima con la cipolla e gli altri a seguire, girandoli di tanto in tanto, in modo da farli diventare dorati e croccanti. In un piatto fondo intanto sbattere le 6 uova, unirvi il sale e il pecorino e quando l’impasto è diventato ben soffice aggiungervi le olive nere tagliate a rondelline e calare il tutto sulle verdure in padella.
Far cuocere così la frittata, possibilmente a fuoco bacco e con un coperchio in modo che si possa cuocere bene anche all’interno senza però bruciarsi. Una volta che il sotto è ben cotto, accendere il grill del forno e trasferire lì la padella per fare grillare bene la frittata.
Mangiata calda è una cena ricca e completa e si può accompagnare con un’ottima insalatina di rucola.

07/04/2009

La cucina medievale

cena-medievale.pngIl mondo medievale presenta, almeno fino all'XI - XII secolo, un modello produttivo sorprendentemente bilanciato, in quanto fondato sullo sfruttamento equilibrato tanto dell'incolto quanto delle terre destinate alla coltura. Ciò significa che non solo i potentes potevano godere di una dieta ricca e variata, ma che anche i pauperes si trovavano nella condizione di variare la loro dieta quotidiana, sia di affrontare con una certa tranquillità i tempi di penuria, attingendo dall'incolto, allorché i campi non offrivano più cibo a sufficienza. Questa condizione favorevole nasce all'incirca attorno al VI secolo, quando il paesaggio muta radicalmente, registrando l'avanzata del bosco, della selva e della palude a spese delle aree agrarie, così come mutano le strutture umane aggregative, ville disperse sul territorio e concentrate attorno ad una corte o ad un'abbazia.In un tale contesto, le risorse e le attività silvo - pastorali acquistano un valore fondamentale, tanto più che l'organizzazione sociale delle comunità garantisce ai rustici la libertà di usufruire dei prodotti offerti dalle terre non coltivate, proprietà dei signori e dei conventi.I capitolari di età carolingia e più tardi, i polittici delle abbazie sono una testimonianza incontestabile di una economia alimentare in cui le derrate cerealicole giocano un ruolo minoritario rispetto a quelli svolti dall'allevamento, dalla raccolta, dalla caccia e dalla pesca o addirittura dall'orticoltura.I canoni d'affitto dei fondi, si adeguavano alle effettive rese produttive che la terra poteva offrire, in quanto prevedevano, come forme di pagamento in natura, botticelle di vino, maiali, ovini, bovini, pollame, uova, non solo quasi esclusivamente cereali come accadrà in Età Moderna.Si tratta di prodotti in buona parte assicurati proprio dalla concessione di sfruttare il bosco e la selva. Infatti, i permessi dell'erbatico (pascolo degli ovini e dei bovini) e del glandatico (pascolo dei suini) consentono ai contadini una redditizia attività di allevamento da cui ricavano la quasi totalità dei necessari apporti proteici, integrati con la pesca, la caccia (selvaggina di piccola taglia) e l'allevamento domestico del pollame.L'incolto offre dunque un ampio ventaglio di risorse alimentari: carni di diversa specie, frutti selvatici (ricchi di vitamine), funghi, lumache, castagne, noci e nocciole (da cui si ricavava anche l'olio), miele, nonché il cibo necessario ad allevare gli ovini, i bovini e l'apprezzatissimo maiale, vera e propria dispensa naturale dell'uomo medioevale, in quanto fornitore di carne per l'inverno (grazie alle tecniche della salatura, dell'affumicatura e della conservazione nel grasso), di lardo e di sugna.A tutto questo vanno ad affiancarsi i prodotti degli spazi coltivati, meno abbondanti sul piano della resa considerata l'arretratezza delle tecniche produttive, ma egualmente vari e ricchi sul piano nutritivo.Il campo fornisce non soltanto i cereali "maggiori" (frumento, orzo, segale, farro) e "minori" (miglio, panico, sorgo) basi canoniche del "pane di mistura" (cioè composto di diversi cereali), delle minestre/polente contadine e della birra, ma anche i legumi (fave, fagioli dell'occhio, piselli, ceci), indispensabili nei duri e lunghi mesi invernali per l'integrazione della dieta. Esso assicura un giusto apporto di amidi e di proteine vegetali, così come l'orto provvede al fabbisogno di sali minerali e di vitamine.L'orto costituisce Io spazio produttivo privato del colono e ne riflette i gusti alimentari:cipolle, porri, rape, zucche (non la zucca gialla, che è di provenienza americana), erbaggi di ogni genere (in particolare spinaci, borragine, lattuga) erbe aromatiche e medicinali, frutta (mele, mele cotogne, pere, prugne e fichi). Al pari dell'orto, la vigna è oggetto di preziose cure e di gelosa custodia, anche se in età medioevale non ci si preoccupa di selezionare le uve per ottenere vini pregiati ma si guarda soprattutto alla resa.Se proprio si vogliono trovare tracce di vini diversi, dobbiamo guardare ai vini " conditi (con miele, spezie e frutta) come il celebre moratum, già presente nel Capitulare de villis, insieme al vin cotto e al mosto.L'uliveto è tenuto in grandissimo conto in tutta l'area mediterranea, anche se l'olio, almeno nell'economia domestica dei rustici, sembra valere più sul piano medicinale che sul piano alimentare, visto anche il valore simbolico attribuito ai grassi animali.A partire dal XII secolo il rapporto equilibrato del modello economico - alimentare fondato sul paritetico apporto dei prodotti forniti dall'incolto e dal coltivato incomincia a frantumarsi La pressione demografica e il crollo dell'economia curtense, unitamente al massiccio fenomeno dell'inurbamento dei contadini, espropriati dei loro piccoli appezzamenti, e del disboscamento a favore degli spazi coltivati, danno avvio a un processo irreversibile di agrarizzazione del suolo.La formazione di grandi latifondi coltivati prevalentemente a cereali e la privatizzazione delle terre incolte privano il contadino di quelle risorse silvo - pastorali su cui aveva sempre potuto contare.Senza gli apporti proteici che la caccia e la pesca assicuravano anche in tempo di carestia, il pauper si trova costretto a dipendere sempre più dalle derrate cerealicole e diventa vittima delle avide speculazioni dei mercanti che incamerano i grani in attesa di rivenderli a prezzi esorbitanti in tempo di penuria.Il contadino medievale si trasforma in colui che non possiede nulla e va ad infoltire le fila dei proletari cittadini; intanto incomincia a profilarsi una nuova classe sociale, quella degli agiati borghesi, portatrice di un nuovo sistema alimentare, fondato simbolicamente sul contrasto "pane bianco/pane nero" ed economicamente sul rapporto "cibo - mercato - denaro".Alle puntigliose elencazioni delle risorse "naturali" contenuti nei capitolari e nei polittici, si sostituiscono le celebrazioni delle meraviglie del mercato, vero paese di Cuccagna per i ghiotti borghesi che vi potevano trovare ogni genere di alimento.Il fatto paradossale e che questi prodotti sono proprio quelli che il villano si procurava a minimo costo con l'attività silvo - pastorale e con i soldi del campo e dell'orto. La differenza è che adesso li si trova tutti insieme, senza nessuna limitazione geografica o stagionale, sui banchi del mercato e a un prezzo molto superiore a quanto un contadino possa riavere, detratta la spesa dell'affitto della terra che lavora, dalla vendita dei prodotti stessi. Così la carne incomincia a sparire dalle mense dei villani, come il pesce, le uova, il burro, il vino, il pane "puro"; in compenso, la mensa dei borghesi e dei signori si arricchisce di prelibatezze, rese ancora più ghiotte dall'intervento del cuoco, figura nuova nel panorama medievale delle arti e dei mestieri.Con il cuoco di professione nascono anche i primi ricettari che codificano un sistema alimentare teso a stupire, a manipolare e mascherare i prodotti offerti dalla terra e sono l'emblema di una società che non si accontenta più dell'abbondanza ma che insegue i piaceri della gola.

Ricette medievali

Si tratta di alcune ricette adatte a chi voglia ricreare la cucina della seconda metà del '200. Di diverse ricette vengono fornite alcune notizie utili, ad es. una data indicativa, se era destinata alla tavola dei ricchi o dei poveri, etc.
 

Cinghiale alla menta

Si prende 1 kg di cinghiale (preferibilmente spalla o schiena), lo si fa scottare un po' e poi lo si taglia a pezzetti. Intanto, lessiamo delle cipolle e tagliamo anch'esse a pezzettini. Infine, facciamo saltare in padella le cipolle e la carne insieme a strutto e menta, bagnando di tanto in tanto con vino rosso. Si porta in tavola decorato con menta fresca.
 

Pasticcio di cacciagione (ricetta provenzale della prima metà del '200)

Si prendono diversi tipi di cacciagione e/o animali da cortile (ad es. per 8 persone: 1 pollo, 1 piccione, 2-3 quaglie). Li puliamo, li tagliamo a pezzi e li arrostiamo in strutto; quindi, togliamo la carne dal tegame e la disossiamo accuratamente. Mettiamo le ossa e le pelli in un litro e mezzo d'acqua per fare un brodino. La carne, invece, va tagliata molto finemente e la si depone in una teglia da forno, alternandola con grose fette di pane raffermo: prima il pane, poi la carne, e così via come una sorta di lasagne; l'ultimo strato è ancora di pane. (Se si prepara per la tavola di un ricco, nella carne possono essere anche mischiati dei pinoli)  Sopra al tutto versiamo il brodo e facciamo cuocere in forno fino a che tutto il brodo sarà stato riassorbito e il pane sarà tornato croccante.
Versione 2: Lo stesso tipo di pasticcio può essere realizzato anche vuotando un filone di pane da 1/2 kilo: si pratica un piccolo tassello (5x5cm) su un lato e con un cucchiaino si scava la mollica, lasciando solo un centimetro di crosta. Sia l'esterno che l'interno del pane vanno spennellati bene con vino e uovo sbattuto (altrimenti dopo la cottura diventa durissimo); dentro al pane metteremo quindi la carne, preparata come sopra. Richiudiamo il tassello, lo spennelliamo bene con l'uovo avanzato e mettiamo in forno. Il brodo non viene utilizzato, e dunque servirà da bere come accompagnamento.
 

Torta di Re Manfredi (dopo la battaglia di Montaperti, 1260)

Si prendono delle frattaglie di pollo (cuore e fegato) e si saltano in un tegame aromatizzandole con erbe e bagnandole con vino rosso; poi, a coltello, si tagliano molto finemente. In una teglia stendiamo la pasta classica a formare una torta aperta, vi mettiamo la carne e spennelliamo il sopra con uovo sbattuto (formerà una graziosa crosticina dorata); mettiamo in forno.
 

Arrosto di maiale (ricetta inglese di fine '200)

Si prende una spalla o un coscio di maiale, lo si fora in più punti con un coltello e nei fori si mettono sale grosso e rametti di prezzemolo. Si spennella il tutto con strutto o lo si involta con buon lardo. Si può arrostire in tegame o sulla brace (in quest'ultimo caso, spennellare continuamente con strutto).
 

Cervo arrosto

Si lava la carne di cervo con aceto e/o vino per togliere un po' del sapore di selvatico e la si sbollenta in acqua. Se il pezzo è girello o schiena, lo si riveste nella rete di maiale insime a un po' d'alloro e si mette sul fuoco bagnandolo ditanto in tanto con un po' di vino (eventualmente lo stesso di prima). Altrimenti si prepara una salsa con battuto di rosmarino, salvia e prezzemolo, sale e strutto; si mette la carne sul fuoco e la si bagna con questa salsa e con un po' del solito vino.
 

Bianco mangiare (tipica torta nuziale dei ricchi)

Ricetta per 8 persone. Si prendono 250-300 grammi di formaggio fresco (ma abbastanza sodo, tipo tomino) e lo si riduce a pappa, mischiandolo con 2 cucchiaini di zenzero, un pizzico di zucchero e il chiaro di 3 uova montato a neve. In una teglia stendiamo la pasta classica a formare una torta aperta, vi mettiamo questa crema, spargiamo un po' di zucchero sopra al tutto e mettiamo in forno. (Se la prepariamo in casa, dovrebbero andare bene 30' a 170-180°; inoltre, è bene coprire la torta con un foglio di carta stagnola, per evitare che la crema ingiallisca a causa della vicinanza delle resistenze elettriche) 
 

Torta del Borghese (o del Menagier) (metà del '300)

Prendiamo 1 kg di spinaci freschi e 1 kg di bietole fresche; li laviamo, sfogliamo e tagliamo a striscioline. Quindi gli facciamo perdere interamente l'acqua, mettendo strati alternati di verdura e di sale grosso e lasciando a riposo per circa 2 ore. Prepariamo la pasta classica e la riempiamo con una crema composta da formaggio marzolino, un uovo e le verdure appena preparate; si possono aggiungere spezie (noce moscata, zenzero, cannella) a piacere e, se la crema è troppo molle, un po' di pane grattuggiato. Spolveriamo bene con uno strato di formaggio stagionato (pecorino, parmigiano, caciocavallo) grattuggiato, chiudiamo la torta con la pastella, spennelliamo con un uovo e mettiamo in forno (190° per 40-45'). Per ottenere i migliori risultati, la torta non dovrebbe venire più alta di 4 dita (5-6 cm). 

  Pasta classica
La pastella per le torte viene sempre realizzata mescolando acqua calda, farina e sale (e strutto, se si vuole).

Fonte:www.alexfedi.it

Agnello al vino bianco

Ingredienti e dosi per 4 persone

2000 g di cosciotto d'agnello

50 cl di vino bianco secco

10 foglie di menta fresca

1 spicchio di aglio

1/2 bicchiere di olio d'oliva

1 limone

Sale

Pepe

Preparazione

Disossate il cosciotto d'agnello, ponete la carne che ricavate in una terrina e cospargetela con sale e pepe appena macinato, bagnatela col vino bianco, unite l'aglio e la scorza del limone, infine coprite il recipiente e fate marinare al fresco per un giorno, rimestando di tanto in tanto.
Trascorso il tempo indicato, scolate la carne e fatela rosolare per 10 minuti in un tegame con l'olio d'oliva, a fuoco medio, rigirandola continuamente in modo che si colorisca in modo uniforme.
Bagnate l'agnello con il liquido della marinata, filtrato, e lasciate cuocere a calore moderato fino a quando il fondo si sarà ridotto della metà e l'agnello risulterà tenero.
A questo punto mescolate al fondo di cottura il succo di un limone, poi togliete il tegame dal fuoco e sistemate la carne nei vasi, alternandola con le foglie di menta lavate e asciugate.
Chiudete ermeticamente e fate sterilizzare per un'ora.
Conservate non oltre 3 mesi e, al momento dell'uso, riscaldate a bagnomaria.

Pennette broccoli e gamberi

3290635507_6678bc157c_m.jpgSalutare e gustoso. Queste sono le parole giuste per identificare questo primo.Infatti i broccoli ricchi di antiossidanti e fibre, depurano l’apparato digerente e purificano il fegato, oltre ad essere ricchi di vitamine e minerali. Dal punto di vista nutrizionale i gamberi sono discretamente ricchi di proteine e poveri di grassi, ma come tutti i crostacei anche i gamberi hanno un elevato contenuto di colesterolo infatti la ricetta deve giocare a favore dei broccoli.

Gli ingredienti per 4 persone:

 600 g di pennette,

 1 Kg di broccoli,

 500 gr di gamberi sgusciati,

2 spicchi d’aglio,

 olio d’oliva

 pepe nero.

Preparazione

Lessate i broccoli dopo averli lavati e mondati, o meglio cuoceteli a vapore per pochi minuti. Saltate i gamberi nell’olio e l’aglio e sfumate a fiamma alta con una spruzzata di vino bianco. Unite il tutto in una sola padella e continuate la cottura dei due ingredienti a fiamma bassa aggiungendo un po’ di pepe nero. Dopo aver lessato le pennette completatene la cottura in padella, insieme al condimento di questo primo, che io amo spolverare con del pane grattato abbrustolito.

Grazie alla presenza dei broccoli e quindi all’elevato contenuto di acido folico, questo piatto è consigliato alle donne in gravidanza, in quanto l’acido folico protegge il feto dalla spina bifida.

Fonte:ilgusto.it

 

Obesità? Io compro dal contadino

1e1fd3d604f6adb34dbe82117b2fb4ae.jpgL'abbandono della dieta mediterranea e il crollo dei consumi di frutta e verdura, è una delle cause principali di obesità e sovrappeso. In Italia un ragazzo su tre è coinvolto.I dati sono allarmanti: un ragazzo su tre, dai 6 agli 11 anni, è obeso o in sovrappeso. L'alimentazione e gli stili di vita non corretti influiscono in modo negativo sulla crescita dei ragazzi. I principi della sana alimentazione e così la dieta mediterranea, stanno via via scomparendo a favore, purtroppo, dei cibi “spazzatura” grassi e ricchi di zucchero. Anche gli stili di vita cambiano, favorendo ben poco l'attività fisica verso la sedentarietà.In America già 20 anni fa, per prevenire il crescente fenomeno dell'obesità, sono nati i farmers market, mercati in cui i contadini vendono i loro prodotti direttamente al consumatore. In Italia, con un decreto in vigore da Gennaio 2008, si stanno sviluppando i mercati contadini. Questi mercati, grazie al rapporto diretto produttore-consumatore (filiera corta) sono simbolo di genuinità, gusto e risparmio. I mercati contadini si stanno sviluppando a macchia d'olio in tutte le città. In mancanza di essi il consumatore si può recare direttamente dal contadino ed acquistare in azienda (una lista sul sito).Ritornano così le tradizioni contadine sperando che possano stimolare il consumatore verso un acquisto di prodotti del territorio, di stagione e sicuri.

Fonte:www.mercatinodelcontadino.it

06/04/2009

Fusilli alla mediterranea

La pizza

pizza.jpgSimbolo dell'arte culinaria italiana, la pizza è un alimento sano e completo. Carboidrati dalla pasta, proteine dal formaggio, vitamine dal pomodoro.

La storia della pizza

L'antenata della pizza è la focaccia che era diffusa in epoca romana. A quei tempi era in uso cucinare focacce di farro, un tipico frumento molto usato dai romani, infatti si pensa che la parola farina derivi dalla parola farro. I romani prendevano il farro e lo riducevano in polvere dal quale ricavavano il libum una sorta di focaccia. Oggi il farro viene usato per la produzione di foraggio verde. Si pensa che la parola pizza derivi da pinsa, parola latina participio passato del verbo pinsére, che significa schiacciare, macinare, pestare.

In alcune opere di Virgilio Marone (quello che ha scritto l'Eneide) si possono trovare alcune ricette progenitrici della pizza. Infatti si narra di come i contadini usavano macinare chicchi di frumento, setacciare la farina ottenuta, impastarla con acqua, erbe aromatiche e sale, schiacciarla per farla diventare sottile, dandogli la classica forma rotanda. Il tutto veniva cotto al calore delle ceneri del focolare (il forno non c'era ancora o era poco diffuso).
Successivamente alla caduta dell'impero romano, non si hanno particolari notizie circa l'evoluzione della preparazione della pizza.

Soltanto dopo il 1500 si possono trovare documenti sulla preparazione della pizza. Si tratta di ricettari e trattati di cucina ritrovati in Nord Italia, a Venezia, dove la preparazione della pizza avveniva in forme e metodi molto diversi da come li conosciamo oggi. Per pizza si intendeva un impasto sottile a base di uova, burro, zucchero che veniva cotto nel forno, oppure fritto: una torta più che una pizza.

Con la scoperta delle Americhe nuovi prodotti alimentari, come il mais, il pomodoro, la patata, fagioli, peperoni, zucchine, vengono introdotti in Europa, anche il granturco si sostituisce alla coltivazione del frumento specialmente nell'Italia del nord, mentre il Sud continua a basare la propria alimentazione sulla schiacciata di farina di frumento che veniva sempre più arricchita con diversi ingredienti e condimenti. Con il tempo l'olio di oliva sostituì il grasso animale come lo strutto, al condimento fu aggiunto il formaggio e erbe aromariche come l'origano e il basilico.

Soltanto dopo la seconda metà del 1700 a Napoli si incomincia a condire la pizza con il pomodoro e la mozzarella di bufala perché in Italia non erano ancora conosciuti e fu proprio la scoperta dell' America che introdusse il pomodoro e la mozzarella di bufala in Europa.

Dobbiamo arrivare alla metà del 1800 per avere la prima ricetta di pizza napoletana come la conosciamo oggi. La realtà è che di tipologie di pizza non ce n'è soltanto una, ma una infinità. Infatti la caratteristica principale della pizza è il condimento e si può usare quello che si vuole: dalle verdure alla carne. Ed è proprio dal tipo di condimento usato che la pizza prende il nome: pizza alla marinara, al prosciutto, all'aglio e olio, al pomodoro, ai funghi, al formaggio, ecc. ecc.

La pasta

Per fare la pizza si possono usare diversi metodi:

  • Usare la pasta madre da reperire presso un fornaio. E' il metodo più antico e laborioso e quindi più impegnativo perché richiede altri tre successivi impasti.
  • Usare il lievito di birra fresco. Si compra nei negozi e ha una durata relativamente breve.
  • Usare il lievito di birra secco in granuli. Ha un durata maggiore e si conserva meglio in casa.

Quale sia il metodo migliore non lo sappiamo, occorre provare e in base ai propri gusti scegliere quello che si preferisce.

La ricetta per la pasta.

Occorrente:

  1. Farina di frumento integrale o semiraffinata di tipo 2: circa 500 grammi.
  2. Lievito di birra fresco: circa 30 grammi.
  3. Olio extra vergine di oliva: 6 o 7 cucchiai.
  4. Acqua.
  5. Sale.

Si prende una tavola di legno o meglio un piano di marmo, su di esso si versa la farina, si sbriciola il lievito di birra, sciogliendolo con alcuni cucchiai di acqua tiepida, sulla farina, aggiungi l'olio e il sale in mezzo alla farina. Aggiungi acqua e mescola continuando ad aggiungere acqua poco per volta fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido, liscio e facile da lavorare, impastare bene, continuare ad impastare per alcuni minuti fino a quando la pasta raggiunge una consistenza elastica. Fatto questo, forma una palla uniforme, infarinala e mettila a riposare in un luogo caldo coprendola con un panno. Lascia la pasta a lievitare fino a quando raddoppia di volume (circa 2,5 o 3 ore).

Terminata la lievitazione, occorre infarinare il piano di lavoro, stendere sopra la pasta e con il mattarello incominciare a schiacciarla ben bene e in modo uniforme dandogli la classica forma rotonda (o rettangolare se intendi metterla nella teglia rettangolare) spessa non più di mezzo centimetro. Bucherellare leggermente la superficie della pasta con una forchetta prima di infornare.

A questo punto ti puoi sbizzarrire con il condimento. Sugo di pomodoro, formaggio, olive, origano, basilico, prosciutto, mozzarella, carciofini, acciughe, aglio, cipolle, secondo i tuoi gusti.

La cottura

La cottura della pizza nel forno a legna richiede la presenza della fiamma. Ocorre che i tempi di cottura non siano eccessivi: circa 10 minuti dovrebbero essere piu' che sufficienti ad una temperatura di 300 - 350 gradi direttamente sul piano di cottura. Il forno deve essere bello caldo.

Non c'è una regola precisa, soltanto l'esperienza e la vista potranno dirti quando è ora di sfornare. Dipende anche dalla posizione più o meno vicino alla fiamma. Se invece ricorri al forno elettrico casalingo, i tempi di cottura si allungano (circa 20 - 30 minuti alla temperatura di 250°), in questo caso ti consigliamo di inserire nel forno un pentolino con un litro di acqua per mantenere umido l'ambiente ed evitare che la pasta diventi troppo secca.

Direttamente dalla cucina di Martina e Stefano ecco come si fa la PIZZA alta soffice e digeribile!

Fonte:www.fuocoelegna.it

10:36 Scritto da: fragiu1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: la pizza | OKNOtizie |  Facebook

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